L’e-bike in montagna non è più una novità e non è nemmeno una semplice moda destinata a passare. Sempre più persone la utilizzano per fare escursioni, raggiungere rifugi e località turistiche, ma anche per spostarsi tra i paesi e svolgere attività quotidiane. Per questo motivo il tema non è più capire se la bicicletta elettrica avrà un ruolo nel futuro della montagna, perché quel ruolo lo sta già avendo. La questione, piuttosto, è capire come inserirla in modo corretto all’interno di un territorio, evitando che una nuova opportunità possa trasformarsi in un problema.

Prima di tutto, però, bisogna chiarire che l’e-bike non rende automaticamente facile andare in montagna. Il motore permette di ridurre lo sforzo, soprattutto quando si affrontano le salite, ma non elimina la necessità di avere una certa esperienza e di saper gestire la bicicletta. Sui terreni tecnici, nelle discese e nei tratti più difficili continuano a essere importanti la capacità di guida, l’equilibrio e la conoscenza del percorso.

Uno studio pubblicato nel 2023 su Applied Sciences ha confrontato mountain bike tradizionale ed e-MTB coinvolgendo sei ciclisti esperti. Con la bici elettrica la velocità media è risultata di 24,3 chilometri orari, contro i 17,2 della mountain bike tradizionale, mentre lo sforzo fisico è diminuito. La differenza è stata particolarmente evidente in salita e molto meno significativa nei tratti pianeggianti, in discesa e sui percorsi tecnicamente più impegnativi.

Questo significa che l’e-bike permette di affrontare più facilmente alcune distanze e soprattutto alcune salite, ma non elimina le differenze tra chi conosce bene la montagna e chi invece si avvicina per la prima volta a questo tipo di attività.

Non è soltanto turismo

Ed è proprio qui che, secondo me, si apre un discorso ancora più interessante, perché la bicicletta elettrica potrebbe avere un ruolo che va oltre il turismo e il tempo libero. In un territorio di montagna può infatti diventare anche uno strumento di mobilità quotidiana.

Pensiamo, per esempio, all’Altopiano di Asiago. Se le persone che, in base alle proprie condizioni fisiche e alla sicurezza dei percorsi, possono farlo utilizzassero la bici elettrica per gli spostamenti brevi, indicativamente entro i 10 chilometri, la mobilità dei centri dell’Altopiano potrebbe cambiare in maniera significativa.

Oggi anche per percorrere pochi chilometri spesso si prende l’automobile, soprattutto quando bisogna affrontare una salita, quando si trasportano oggetti o semplicemente quando non si è abituati a pedalare in montagna. L’assistenza elettrica può cambiare questo rapporto tra distanza e fatica e rendere possibile andare in bicicletta anche a persone che con una bici tradizionale non lo farebbero per fare la spesa, per andare a lavorare o per prendere i figli a scuola.

Un esempio interessante arriva anche dal Nord Europa, dove la bicicletta elettrica è entrata da tempo nella vita quotidiana di molte persone. Non viene utilizzata soltanto per il tempo libero o per gli spostamenti casa-lavoro, ma anche per attività molto semplici, come fare la spesa, spesso grazie a modelli dotati di portapacchi o cargo. È un’immagine che può sembrare lontana dalla realtà dei nostri territori, ma che mostra come la bici elettrica possa diventare un vero mezzo di trasporto quotidiano, non soltanto uno strumento per il turismo.

Naturalmente non significa che tutti debbano utilizzare una bicicletta elettrica. Ci sono persone per le quali non sarebbe possibile o sicuro farlo, così come ci sono situazioni in cui l’automobile rimane indispensabile. Ma se una parte degli spostamenti brevi potesse essere fatta in bici, il risultato potrebbe essere ottimo non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche per la qualità della vita nei centri abitati, dove meno automobili significano meno traffico e una diversa fruizione degli spazi.

Per questo sarebbe interessante iniziare a considerare l’e-bike non soltanto come un prodotto turistico, ma anche come una possibile componente della mobilità locale soprattutto nei centri di montagna.

Una bicicletta elettrica con borse e cestino in una strada cittadina
L’e-bike può diventare un mezzo di trasporto quotidiano, anche per gli spostamenti brevi.

Un’opportunità economica

Naturalmente c’è poi tutto il tema del cicloturismo, che negli ultimi anni ha assunto dimensioni importanti. Il cicloturista non porta infatti benefici soltanto a chi noleggia la bicicletta: può fermarsi in albergo, mangiare al ristorante, frequentare un rifugio, visitare un museo, acquistare prodotti locali o utilizzare servizi di accompagnamento e assistenza. La bicicletta diventa quindi un modo per distribuire la spesa tra attività diverse.

Va da sé che è fondamentale sviluppare infrastrutture sicure per i ciclisti.

Il sesto rapporto Viaggiare con la bici 2026, realizzato da Isnart-Unioncamere in collaborazione con Legambiente, stima per il 2025 circa 49 milioni di presenze cicloturistiche in Italia, con un impatto economico di circa 6,4 miliardi di euro. Il rapporto rileva inoltre che circa un cicloturista su due abbina l’esperienza in bicicletta alla scoperta del patrimonio culturale e delle eccellenze enogastronomiche del territorio.

Anche i servizi collegati alla bicicletta sono cresciuti: tra il 2019 e il 2025 le unità locali delle attività di noleggio bici sono aumentate del 47%. È importante precisare che questo dato riguarda le unità locali e non significa che siano nate il 47% di imprese in più.

Sono numeri che mostrano come la bicicletta possa rappresentare una possibilità concreta per l’economia turistica, soprattutto nei territori che riescono a collegarla ad altre esperienze e servizi.

Ciclista in sella a una e-bike su un sentiero erboso
Il cicloturismo richiede percorsi sicuri, informazioni chiare e servizi adeguati.

Ma bisogna organizzarsi

Più biciclette significano però anche più persone sui sentieri, e questo può creare qualche problema quando devono convivere escursionisti a piedi, mountain biker, e-bike, cavalli e altri frequentatori della montagna.

Uno studio europeo condotto su 3.780 mountain biker ha analizzato proprio i conflitti tra gli utenti dei sentieri, prendendo in considerazione elementi come la velocità, i comportamenti scorretti e la presenza di persone con esigenze diverse nello stesso spazio. È importante sottolineare che la ricerca non riguarda nello specifico le e-bike, quindi non sarebbe corretto utilizzarla per sostenere che la bicicletta elettrica provochi questi conflitti.

Il problema, semmai, riguarda la gestione di una montagna sempre più frequentata e da persone con esperienze molto diverse. Se aumentano gli utenti, diventa necessario organizzare meglio i percorsi, indicare con chiarezza le difficoltà, stabilire dove è possibile transitare in bicicletta e garantire informazioni e servizi adeguati.

L’e-bike, quindi, può essere una grande opportunità per la montagna, sia dal punto di vista turistico sia da quello della mobilità quotidiana, ma non basta mettere a disposizione delle biciclette per cambiare un territorio. Servono percorsi sicuri, infrastrutture, punti di assistenza e ricarica e, soprattutto, una visione che tenga insieme le esigenze di chi vive in montagna e quelle di chi la frequenta per turismo.

In un territorio come l’Altopiano di Asiago sarebbe interessante provare a ragionare proprio in questa direzione: utilizzare la bici elettrica per attirare nuovi visitatori, ma allo stesso tempo favorirne l’uso da parte dei residenti per gli spostamenti brevi. Se una parte dei tragitti inferiori ai 10 chilometri potesse essere trasferita dall’auto alla bicicletta, la mobilità dei centri montani potrebbe essere molto diversa da quella attuale.

Alla fine, quindi, non è la bicicletta elettrica a essere un’opportunità oppure un intralcio. A fare la differenza sarà il modo in cui i territori sceglieranno di gestirla e di inserirla nella propria organizzazione, considerando l’e-bike non soltanto come un mezzo per andare più lontano, ma anche come uno strumento che può cambiare il modo in cui ci muoviamo e viviamo la montagna.

Due ciclisti in e-bike su un sentiero nel bosco
Condividere gli spazi richiede attenzione, regole e una buona gestione dei percorsi.