Alessandro Plona e Alex Bellini in bicicletta nel ghiaccio dell'Alaska
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Alaska, 1.800 chilometri in bicicletta per capire un mondo che cambia

Tra neve, vento e temperature estreme. Un'impresa lungo la storica Iditarod per raccontare come il clima stia trasformando uno dei territori più estremi del pianeta.

Foto: Alex Bellini

DiOrizzonti
LuogoAlaska
Pubblicazione09 Set 2026
Tempo di lettura15 min
Per Orizzonte Redazione
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Nel 2024 Alex Bellini e Alessandro Plona hanno attraversato l’Alaska in bicicletta, percorrendo circa 1.800 chilometri sulle tracce della storica Iditarod, la celebre gara di slitte trainate da cani che attraversa l’Alaska da Anchorage a Nome.

Ma non era soltanto un’avventura. L’obiettivo era raccontare come il cambiamento climatico stia trasformando uno dei territori più estremi del pianeta, incontrando lungo il percorso le comunità che vivono questi cambiamenti ogni giorno.

Tra neve, vento, temperature estreme e biciclette sperimentali costruite con plastica riciclata, il viaggio si è rivelato molto più difficile del previsto. Abbiamo parlato con Alessandro Plona per farci raccontare com’è andata.

Alessandro, come nasce l’idea di partire per l’Alaska in bicicletta?

“Nasce da un invito di Alex. A dire la verità, io odio il freddo e la neve, ma amo la bici. E quando un amico ti propone un’avventura così, è difficile tirarsi indietro. Soprattutto se ti chiede di farla con un prototipo di bicicletta costruito utilizzando plastica riciclata. Mi sembrava una follia, ma proprio per questo ho accettato.”

Prima di partire avete dovuto costruire e testare le biciclette.

“Sì. Quattro mesi prima della partenza non avevamo nemmeno una bicicletta. Avevamo un’idea: costruire dei prototipi in materiale plastico e capire se potessero resistere a un viaggio del genere. La bicicletta in plastica è stata realizzata dall’IMPACT Bike Team, con la collaborazione di Exgineering, Gimac, Rinaldi Telai e X Engineering.

Sono cominciate le prove, i primi telai, i test di resistenza. Non sempre è andata bene. A volte siamo tornati a casa a piedi. Ma l’innovazione funziona così: si prova, si sbaglia, si modifica e si riprova.

Alla fine avevamo un ottimo prodotto, ci siamo fidati da portarli in Alaska.”

Alessandro Plona che spinge la bici carica di bagagli nella neve fresca in Alaska
La fatica di spingere la bici carica nella neve profonda lungo il trail.Foto: Alex Bellini

E una volta arrivati?

“I primi giorni sono stati durissimi, soprattutto per il meteo. Nel 2024 le nevicate sono state molto abbondanti e i trail erano in condizioni difficili. La bici pesava circa 68 chili e nella neve fresca era praticamente impossibile pedalare. Per ore dovevamo spingerla.

Avevamo immaginato qualcosa di impegnativo, ma la realtà era molto più dura. Dopo pochi giorni avevamo già accumulato un ritardo importante.”

In alcuni momenti sembrava quasi più una spedizione a piedi che in bicicletta.

“Esatto. Pedalavamo, ma spesso camminavamo. Ci sono state giornate in cui abbiamo fatto pochissimi chilometri, nonostante fossimo rimasti in movimento per tantissime ore.

Una volta siamo stati in marcia per 17 ore, facendo poco più di 4 chilometri all’ora di media. E poi c’erano il vento e il freddo. Il vento era forse la cosa più difficile da sopportare.”

“A volte eravamo talmente concentrati sulla fatica che non avevamo nemmeno la forza di guardare il paesaggio. Poi alzavi la testa e ti trovavi davanti qualcosa di meraviglioso.”

Nonostante la fatica, avete incontrato anche una natura straordinaria.

“Sì. A volte eravamo talmente concentrati sulla fatica che non avevamo nemmeno la forza di guardare il paesaggio. Poi alzavi la testa e ti trovavi davanti qualcosa di meraviglioso.

Abbiamo visto delle alci e, di notte, anche dei lupi. Ma soprattutto abbiamo trovato tantissime tracce di lupo, anche fuori dai luoghi dove dormivamo. La mattina uscivamo e le vedevamo intorno al campo.”

Ma il viaggio aveva anche un altro obiettivo: raccontare un’Alaska che sta cambiando.

“Sì. Alex voleva raccontare come sta cambiando l’Alaska a causa del cambiamento climatico. Questo Stato si sta riscaldando molto velocemente ed è una sorta di sentinella di quello che potrebbe accadere anche in altre parti del mondo.

Per questo, quando raggiungevamo i villaggi, Alex parlava con le persone del posto. Volevamo capire cosa stava succedendo alle comunità che vivono lì da sempre.”


L’Alaska è uno dei luoghi in cui gli effetti del cambiamento climatico sono particolarmente evidenti. Non si parla soltanto di temperature, ma anche di neve, ghiaccio, animali e abitudini.

Qualche giorno più tardi raggiungono Unalakleet, un villaggio affacciato sul mare di Bering. Qui incontrano la preside della scuola locale, che racconta come il clima stia modificando la vita della comunità.

Il mare, spiega, impiega sempre più tempo a formare il ghiaccio durante l’inverno. Un tempo il ghiaccio compariva già a settembre. Negli ultimi anni, invece, il mare fa sempre più fatica a ghiacciarsi completamente. Quello che si vede in alcuni periodi è ghiaccio arrivato da altre zone, spinto dal vento e dalle correnti.

Quando il mare non è protetto dal ghiaccio, le comunità costiere sono più esposte alle tempeste e alle onde.

Anche il parroco di un’altra comunità racconta una situazione difficile. Qui il problema non riguarda soltanto l’ambiente, ma il modo stesso di vivere. Per queste persone il rapporto con la natura è parte della vita quotidiana: dalle tradizioni alla caccia, fino alle conoscenze tramandate da generazioni.


Mappa del tracciato Iditarod da Anchorage a Nome
La mappa del tracciato storico dell'Iditarod Trail, la rotta percorsa durante la spedizione.Foto: Alex Bellini
Ritratto di Alessandro Plona con la barba completamente ghiacciata al Rainy Pass
Al Rainy Pass: le condizioni estreme scolpite sul volto.Foto: Alex Bellini

In quei quaranta giorni, quanto è stato importante il rapporto tra voi due?

“Moltissimo. Portare a termine una spedizione del genere è una grande soddisfazione, ma non è stata un’impresa individuale. È stato un lavoro di squadra.

Non so se da solo sarei riuscito ad arrivare fino alla fine. Alex mi ha aiutato tanto. È un grande amico e in situazioni del genere impari a conoscere davvero una persona. Ci frequentiamo da tanto tempo, ma forse è stato proprio in Alaska che abbiamo iniziato a conoscerci veramente.”

Alla fine siete arrivati a Nome. Cosa ti è rimasto di quei quaranta giorni?

“Sicuramente la soddisfazione di avercela fatta. È stato duro, a tratti sembrava quasi impossibile. Però soprattutto mi ha cambiato il modo di vivere la bicicletta.

Ho sempre pensato alla bici anche come a uno strumento di agonismo. Qui ho capito ancora di più che può essere un mezzo per esplorare. Ti permette di attraversare un territorio lentamente, fermarti, incontrare persone e osservare quello che succede intorno a te.

Forse è proprio questo che mi sono portato a casa: la voglia di pedalare per conoscere, non necessariamente per arrivare prima.”

E cosa diresti a chi, leggendo questa storia, avrà voglia di partire?

“Che il viaggio ti fa scoprire te stesso nel profondo e ti migliora. Parti pensando di conoscere un posto e spesso finisci per conoscere meglio anche te stesso.

Per questo, nonostante tutto il freddo e tutta quella neve, non tornerei indietro.”

Guarda il video del viaggio

Vivi l'esperienza completa del viaggio di Alex e Alessandro attraverso le immagini girate in Alaska.

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